Matericità, sostenibilità e personalizzazione
Le parole chiave dell’interior design 2026

Maestri del Cotto Srl

Nel 2026 l’interior design vivrà una fase di maturità: meno effetti speciali, più sostanza. La progettazione degli spazi interni si allontana dalle mode effimere per concentrarsi su valori duraturi, capaci di migliorare concretamente la qualità dell’abitare.
In quest’ottica, matericità, sostenibilità e personalizzazione non sono più semplici tendenze, ma veri e propri pilastri progettuali che guidano architetti, designer e committenti verso scelte consapevoli e coerenti.


Matericità: il ritorno alla percezione sensoriale
La matericità è al centro dell’interior design 2026: dopo anni dominati da superfici lisce e uniformi, cresce il desiderio di ambienti che stimolino i sensi e trasmettano autenticità.
I materiali, così, diventano protagonisti dello spazio: legno naturale, pietra, argilla, calce, metalli satinati e tessuti grezzi vengono valorizzati per le loro imperfezioni e texture. Le superfici raccontano una storia, mostrano la lavorazione artigianale e il passare del tempo. Anche il colore segue questa logica: tonalità profonde, polverose e non uniformi sostituiscono finiture piatte e artificiali.
La matericità non è solo una scelta estetica, ma contribuisce a creare ambienti più accoglienti e “veri”, capaci di instaurare un legame emotivo con chi li vive quotidianamente.


Sostenibilità: da valore aggiunto a requisito progettuale
Nel 2026 la sostenibilità smette definitivamente di essere un’opzione per divenire un requisito imprescindibile, che influenza ogni fase del progetto di interior design, dalla scelta dei materiali alla durata degli arredi nel tempo.
Cresce l’attenzione verso materiali naturali, riciclati o riciclabili, provenienti da filiere controllate e certificate. Il concetto di “bello” si amplia e include l’impatto ambientale e sociale di ciò che viene inserito negli spazi. Un arredo sostenibile, infatti, non è solo ecologico, ma anche durevole, riparabile e progettato per evolversi insieme all’ambiente che lo ospita.
Parallelamente, prende sempre più spazio il principio dell’economia circolare: recupero, riuso e valorizzazione di elementi esistenti diventano scelte progettuali consapevoli, non ripieghi. Il progetto d’interni si orienta verso una riduzione degli sprechi e una maggiore responsabilità nel consumo delle risorse.


Personalizzazione: spazi che raccontano chi li abita
La terza parola chiave dell’interior design 2026 è la personalizzazione. Gli ambienti standardizzati e replicabili lasciano spazio a soluzioni su misura, capaci di riflettere la personalità, le abitudini e i valori di chi li vive.
Personalizzare non significa eccedere o decorare senza criterio, ma costruire un progetto coerente, basato sull’ascolto. Gli spazi diventano narrativi: oggetti selezionati con cura, arredi su misura, combinazioni cromatiche non convenzionali e pezzi unici dialogano tra loro per creare ambienti autentici.
La tecnologia, quando presente, è discreta e funzionale alla personalizzazione stessa: sistemi di illuminazione, comfort e gestione degli spazi si adattano alle esigenze individuali senza imporsi visivamente.


Un nuovo equilibrio progettuale
Matericità, sostenibilità e personalizzazione oggi non sono concetti isolati, ma elementi interconnessi: insieme definiscono un nuovo equilibrio progettuale, in cui l’interior design assume una forte dimensione umana.
In questo scenario, il ruolo del designer si evolve: da creatore di forme a interprete di bisogni, valori e stili di vita. La progettazione degli arredi, così, non è solo una questione di estetica, ma un atto consapevole che mette al centro le persone e il loro modo di abitare il mondo.

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